Cara Stordita
spero che la tua falange-falangetta si sia rimessa...
premesso che in questo periodo non distinguo un venerdì 13 da, diciamo, un martedì 15, perchè ogni giorno mi sembra una corsa a a ostacoli (saranno gli ormoni da menopausa? sarà l'invecchiamento? sarà...), il mio venerdì 13 è andato come passo a descriverti.
Mattinata che avrebbe dovuto essere di lavoro. Avrebbe perchè le continue interruzioni di venditori telefonici (nell'ordine: Vodafone, venditori di vacanze, venditori di surgelati, venditori di biglietti teatrali per beneficenza) hanno sortito l'effetto di far aumentare lo stress a vertici stellari. Comunque, dopo una conferenza preannunciata come importante e rivelatasi una "sola" (nel senso che potevo starmene a casa e fare un bel copia-incolla del comunicato stampa, giacché tutti hanno letto quello che c'era scritto sui comunicati), mi sono beccata in sequenza:
pippone di figlia postadolescente incazzata per motivi suoi ma, si sa, devi sempre ascoltare sennò sei una madre degenere;
corsa in auto sotto diluvio per recuperare gazebo in prestito, dal peso spropositato, da utilizzare per coprire un tavolo informativo da allestire nell'ambito di un mercatino in piazza che doveva tenersi oggi;
sosta in tipografia per controllare che il materiale da distribuire nel suddetto banchetto informativo fosse stato stampato (per fortuna lo era);
sistemazione e organizzazione dei turni di presenza al banchetto informativo per oggi;
telefonata di amico che mi chiede di scrivere in tempo reale una lettera da mandare a un tot di persone "tanto tu sei brava a scrivere, no?";
Immediata redazione della lettera per togliersi il fastidio;
Inizio preparazione cena: il venerdì come sai il frigo sembra la fiera dlla desolazione e quindi ho dovuto pure ingegnarmi con dei residuati.
Ora: dovresti chiederti perché sono qua a scriverti invece che a fare la post-suffragetta in piazza...
Perché ieri alle 18,00 (mentre redigevo la lettera in real time) mi è stato comunicato che la manifestazione prevista PER OGGI era annullata perchè le previsioni del tempo erano brutte.
A questo punto telefono al gazebista, lo imploro di aspettarmi per la restituzione immediata del gazebo, mi catapulto sulla vettura, riattraverso la città in piena ora di punta sempre sotto pioggia battente, riconsegno il gazebo. Durante il tragitto A/R casa-gazebista effettuo una serie di telefonate per avvisare del non-evento e ogni persona mi racconta almeno un lustro della sua vita. Diciamo che avevo il tempo di ascoltare, date le chilometriche code ai semafori, epperò friggevo al pensiero della lunga lista di telefonate da fare (e altri racconti da ascoltare) che mi aspettava.
Dunque niente di grave: né infortuni, né disastri, quindi lo definirei perfettamente in linea con le altre tragicomiche giornate.
Per quanto riguarda il capitolo "I Trequarti e il dominio del telecomando", rimando ad altro post, perchè richiede una serie di approfondimenti psico-socio-antropologici che di sabato non voglio propinarti.
Tua Affranta
P.S. L'idea della musica in effetti l'avevo avuta anche io, ma non l'ho ancora testata sul campo. Ora mi ci applico.
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sabato 14 aprile 2012
mercoledì 11 aprile 2012
Incubi diurni e notturni
Carissima Affranta,
capita anche a te di svegliarti quelle 2-4 volte per notte (e mi va anche bene: una mia amica più giovane di 4 anni viaggia a una media di 6-8!!!) in preda al caldo-freddo-caldo e al bisogno impellente di andare in bagno, proprio come alla nostra Mabel? Immagino di sì. E allora ti capiterà anche di non riuscire a riaddormentarti, di provare a leggere per farti venire sonno, di non riuscirci, di provare a spegnere la luce e di ritrovarti quindi a girarti e rigirarti nel letto in preda ai pensieri più angosciosi e nefasti, mentre il tuo dolce “Trequarti” (chiamarlo “Metà” è riduttivo) ronfa che è un piacere (per poi lamentarsi al mattino: “Stanotte non sono proprio riuscito a chiudere occhio!”. E io: “Strano. Mentre io ero sveglia, tu dormivi, anzi, russavi!”. E lui: “Ah sì? Beh, comunque non ho riposato, proprio come se non avessi dormito…”. NO COMMENT).
Ebbene, tra le tragiche elucubrazioni della notte scorsa, mi è venuto in mente di quando, nel gennaio scorso, armata di tutto il mio coraggio di ATTEMPATA DISOCCUPATA, sono andata nuovamente a iscrivermi all’ufficio di collocamento, o come diavolo si chiama adesso, tanto il succo non cambia, purtroppo! Non che sperassi in qualche chiamata, figurati, non sono così tanto Alice nel Paese delle meraviglie, ma una mamma amica mi aveva fatto balenare una remota possibilità di lavoro che richiedeva lo stato di disoccupazione (possibilità in seguito naufragata, che te lo sto a dire, a causa della crisi!). Comunque è stata un’esperienza edificante, senz’altro istruttiva (per non deprimermi, ultimamente sto cercando di trarre “insegnamenti” anche dalle esperienze negative: uno dei miei trucchi di sopravvivenza!).
A parte l’ubicazione non irraggiungibile, ma sempre a dimensione DISUMANA (Roma nord-ovest, zona popolare edificata secondo criteri urbanistici “moderni”: una decina di grattacieli grigi, collegati l’uno all’altro da scatoloni bassi e lunghi, ma sempre grigi e con tanti panni stesi, stile Napoli, ma soprattutto senza servizi vicini. La classica “cattedrale nel deserto”, insomma), a parte la solita inefficienza italico-romana dell’ufficio (capisci quello che devi fare e a chi ti devi rivolgere dopo un 20 minuti circa e soprattutto solo col passaparola; hai ben 30 numeri davanti; capisci che non ti conviene aprire il libro che ti sei portata dietro per ingannare la prevedibile attesa, perché il “numeratore” elettronico è rotto, te pareva!, e quindi devi fare attenzione da sola al ritmo di chiamata e soprattutto devi stare lì, tutta tesa, a far la guardia perché si sa che c’è sempre chi ti vuole fregare il posto... uno stress...), insomma, a parte tutto ciò e tutte le considerazioni sul come e perché anch’io ero finita in quel girone dantesco, quello che più mi aveva “stordito” era stato vedere lì tante persone (anche più vecchie di me) "normali" (cioè vestite bene, distinte, ecc.), che dicevano di essere state appena licenziate o di essere state costrette a licenziarsi per non subire condizioni di sfruttamento o altro. Dopo un’ora e mezza abbondanti era poi arrivato anche il mio turno tanto sospirato, e alla mia domanda: “Ma c’è sempre così tanta gente? E’ uno degli effetti della crisi?”, l’impiegata aveva risposto che sì, gennaio era tradizionalmente un mese di scadenze di contratti e quindi di aumento di richieste di lavoro, ma che comunque i licenziamenti e la mobilità erano aumentati molto negli ultimi 4 mesi, perché (novità assoluta) avevano cominciato a riguardare anche le grosse aziende... capito???
Boh, che schifo di periodo, davvero, e in tutti i sensi! Speriamo di uscirne al meglio... Io sono sempre tra il depresso-colpevolista (dovevo fare così e non colì, ho sbagliato tutto...) e il sereno-incosciente (non moriamo di fame, qualcosa salterà fuori-perché-me-lo-merito...): AIUTO!!!!!!!!!
E chissà come andrà stanotte… chissà quali altri pensieri mi tortureranno… E se provassi con un bel libro palloso? Boh… debbo proprio tornare ai miei globulini omeopatici…
E tu come stai, come te la passi? A presto
Tua Stordita
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